C.ompleanno

Posted on 13 febbraio 2011

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La sveglia del cellulare suona alle nove in punto, è sabato mattina ed è il tuo compleanno, ma ancora non ne hai preso coscienza: il tono metallico della suoneria ti strappa a un sogno leggermente osé. Lo afferri con la mano sinistra, spegni la sveglia e lo rimetti sul comodino, ma un secondo dopo arriva lo squillo di un messaggio. Con un occhio chiuso ed uno aperto cerchi di mettere a fuoco le parole sul piccolo schermo:

Buon compleanno, e che sia l’anno decisivo. Papà.

Sorridi in automatico, ma poi, mentre appoggi di nuovo l’apparecchio sul comodino, realizzi che la ricorrenza di cui hai appena preso consapevolezza sarà l’occasione per un insolito traffico di sms di circostanza, tu che le frasi di circostanza non le hai mai tollerate. Ti rigiri sul fianco destro, il primo appuntamento della giornata è solo alle dieci, puoi stare a letto ancora qualche minuto. Ripensi alla frase che hai appena letto:

Buon compleanno, e che sia l’anno decisivo. Papà.

«… che sia l’anno decisivo». Punto. Nient’altro. La frase finisce così. Ambigua.

L’anno decisivo per cosa, ti chiedi. Per comprare casa? Per perdere dodici chili? Per sposarsi? Per vincere alla lotteria? Per un nuovo tatuaggio? Per cosa? E’ una frase che non specifica  nulla, che rimane vaga, generica, anche un po’ vigliacca. T’inquieta. Vuoi rigirarti sul fianco sinistro, ma ti blocchi supino a fissare il soffitto, al buio. Con gli occhi chiusi o aperti non fa alcuna differenza, non c’è un solo filo di luce nella tua stanza.

Prima di vederla, cominci a sentire un leggero brivido dentro i polmoni, come se il respiro si fermasse d’improvviso. E’ una sensazione lontana, silenziosa, eppure nitida, come una stazione radio ben sintonizzata ma con il volume bassissimo: se presti attenzione, riconosci subito quel motivetto così famoso. E’ paura, al massimo della sua concentrazione, puro distillato di paura, perfezione chimica, la stessa che senti quando infili il naso in un bicchiere di scotch e devi farti coraggio per alzare il gomito e bere, prima che la paura neuro-chimica paralizzi le labbra sul bordo del bicchiere. Poi il soffitto si apre su di una scogliera alla vigilia di un temporale, con il cielo di piombo, e tra le nuvole vedi la Signora che ti sorride da lontano, e un fulmine si rispecchia nella lama della sua falce.

Spalanchi gli occhi. Devi smettere di usare l’amaro Montenegro come sonnifero, o gli incubi non cesseranno mai. Del resto, la scelta è ardua: l’insonnia analcolica, o il sonno tormentato di visioni alcolizzate? Ti metti a sedere sul letto e saluti la mattina del tuo compleanno con una scorreggia.

Vai subito in cucina e metti su la caffettiera, per prima cosa; poi vai a fare pipì, e ti lavi le mani e la faccia mentre il caffè sale lento. Ti domandi di nuovo cosa avrà voluto dire tuo padre con quella frase, e se la visione di poco prima vi abbia qualcosa a che fare. L’anno decisivo. La Signora. La falce. Ti fissi allo specchio, l’acqua cola ancora dai peli della barba, ti ridesta la caffettiera che urla che ha finito. Mentre spalmi la marmellata sul pane tostato, getti un occhio fuori dalla finestra e vedi il cielo grigio e minaccioso e ti ricordi che tutti i tuoi compleanni sono stati così; del resto, se compi gli anni il 12 febbraio, è difficile che sia una giornata di sole e calore.

Ti butti sotto la doccia, lasci che l’acqua lavi via lo sporco e i cattivi pensieri. Ti accorci la barba e pensi agli impegni della giornata, alle routine da svolgere, alle sequenze di cose da fare. In camera, apri l’armadio e scegli una camicia pulita e un paio di calzini, ti vesti per uscire, hai un appuntamento, devi fare la spesa e qualche altra commissione. La doccia ti ha rinfrancato e decidi d’ignorare quel cielo triste che copre la città. Scendi le scale e ad ogni gradino acquisti ottimismo, ti convinci che oggi può davvero essere un giorno di festa. Quando arrivi al portone sei così carico che un’intuizione ti riporta a salire le scale di corsa, a due alla volta, per andare a prendere il lettore mp3 che hai lasciato in casa. La musica è tua compagna, oggi.

Ti infili gli auricolari nelle orecchie e fai partire la funzione shuffle: hai deciso che vuoi dare fiducia al mondo e anche a quell’ingegnere che ha stabilito le modalità secondo le quali il lettore sceglie canzoni a caso. Parte – mentre apri il portone e sei in strada – un pezzo dalla colonna sonora di un film che hai molto amato, in cui un poeta dialoga con la morte. Fottuto ingegnere, pensi d’istinto. Non importa, è solo una coincidenza.

Giri l’angolo e attraversi, testa bassa. L’anno decisivo, consideri. Vedremo.

L’autista dell’autobus indossa degli auricolari come i tuoi, la musica gli tiene compagnia durante il turno e lo aiuta a non addormentarsi. Al contrario di te, ascolta solo musica hard rock. La curva è larga, la prende veloce.

Quella sensazione lontana e silenziosa, ma nitida, del mattino, adesso è così vicina da apparire sfocata – il colore è l’arancione sbiadito del muso dell’autobus – e il motivetto famoso lo riconosci in quella canzone d’amore in spagnolo. Nel riflesso del cristallo che ti si frantuma addosso, luccica la falce della Signora, che sempre sorride comprensiva. L’anno decisivo comincia e finisce così, in un sms di buon compleanno.

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