P.romemoria

Posted on 19 dicembre 2010

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Ieri Firenze è stata coperta da 28 centimetri di neve. Mi trovavo a pranzo a casa di un amico, e da lì sarei dovuto andare dall’altra parte della città. Dopo un paio d’ore d’incessante nevicata era chiaro che sui mezzi pubblici non si poteva contare: mi sono fatto anima e coraggio e mi sono incamminato.

Ero attrezzato con un grande ombrello e degli indumenti caldi, anche se non specifici per la neve: una giacca di panno pesante, un cappello di cotone e dei guanti, un paio di buoni scarponi da trekking. Avevo camminato poche altre volte nella neve fresca, così poche da contarsi sulla dita di una mano sola. Mi ero emotivamente preparato a una sfacchinata improba.

Il paesaggio era surreale: potevo stare al centro delle carreggiate senza che ombra di macchina mi venisse incontro – intorno, solo pedoni affannati. Ho attraversato dei grandi viali dove il traffico era letteralmente bloccato e chi andava a piedi andava decisamente più veloce di chi si trovava in auto. A occhio, la mia destinazione distava circa tre chilometri, non tanti ma nemmeno pochi.

Man mano che i miei passi prendevano confidenza con la neve, scemava in me la paura di scivolare e cadere. Lentamente, cominciavo a ignorare ogni timore e ad apprezzare lo scenario circostante, come congelato in una istantanea di tempi remoti. A metà strada mi accorgo che il mio passo è più spedito, più veloce, e il nuovo ritmo s’impone in maniera automatica.

Arrivato a destinazione, ho sentito netto il desiderio di non fermarmi e di continuare.

Per chi come me fa una vita sedentaria e non ha una buona relazione con tutto ciò che riguarda il regno della natura, è una consolante sorpresa scoprire – ricordare? – che anche la natura è un’alterità che può offrire ricchezza. Camminare nella neve mi ha ricordato che non c’è freddo che tenga, che non c’è disagio che non si possa superare, che ogni timore si supera affrontandolo di petto. Camminare nella neve da solo è stato davvero il miglior promemoria che il confronto con l’Altro-da-sé è l’unico cammino percorribile.

Avrei voluto camminare a lato di qualcuno che mi è caro.

[foto di Domenico Palopoli ]

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Posted in: Antropologie, eFFe