F.accia

Posted on 29 settembre 2010

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Oggi incappo fortuitamente in un ulteriore esempio di scontro di civiltà. Ricevo (probabilmente per errore) da un caro amico una mail di risposta destinata a un signore che vuole dare in affitto il suo appartamento. Trovare una casa in affitto a Parigi è un’impresa degna di un eroe omerico, e il mio amico, novello Ulisse, si trova preso tra le fauci dei mostri Scilla e Cariddi: da una parte l’esigenza di avere un tetto sulla testa e dall’altra la ventura di avere a che fare con delle procedure orwelliane, assolutamente distopiche.

Il padrone di casa gli scrive e, solo per poter prendere visione dell’appartamento, fa le seguenti richieste:

Bonsoir
Voici la liste des documents à fournir le jour de la visite si ce dernier vous convient:
– 3 dernières fiches de payes
– 1 attestation de l’employeur
– 2 derniers avis d’imposition
– 1 carte d’identité
– 3 dernières quittances de loyers
– 1 mois de caution
– 1 mois de loyer

[Buonasera, ecco la lista dei documenti da fornire il giorno della visita, se lo ritiene conveniente: le 3 ultime buste paga, 1 certificato del datore di lavoro, le 2 ultime dichiarazioni dei redditi, 1 carta d’identità, le 3 ultime ricevute d’affitto, 1 mese di cauzione, 1 mese d’affitto]

Il signore in questione avvisa poi il mio amico che riceverà una distinta (bordereau) in cambio del pagamento del mese di affitto anticipato e del mese di deposito, come garanzia del pagamento stesso; laddove l’appartamento non fosse di suo gradimento, potrà, con quella distinta, farsi restituire la somma versata (alla Posta), altrimenti, in cambio delle chiavi e dopo la firma del contratto, consegnerà la distinta originale al proprietario.

Non tutta Parigi funziona così, sia chiaro. Ma questo è un ottimo esempio della direzione che da tempo ha preso la strutturazione dei rapporti umani in questo lembo estremo di Occidente. Ci sarebbero da scrivere saggi infiniti sulla burocratizzazione delle procedure e dei rapporti, sull’invadenza della sfera giuridico-procedurale nella vita privata, sull’eccesso di normazione e così via.

Il mio amico, che è un uomo vero (à la Sciascia) e un fine cervello, risponde così all’oscenità di queste richieste:

Cher Monsieur ***,
desolé mais j’ai trouvé une autre solution, où la seule garantie qu’on me demande c’est mon visage. Bizarre, frainchement, pour moi aussi, mais toujours préferable.

Quand meme, bonne chance et merci encore de votre compréhension

[firmato]

[Egregio Signor ***, sono desolato, ma ho trovato un’altra soluzione, in cui la sola garanzia che mi si chiede è la mia faccia. Bizzarro, francamente, anche per me, ma sempre preferibile. Ugualmente, buona fortuna e grazie ancora della sua comprensione]

“… la sola garanzia che mi si chiede è la mia faccia”. Un capolavoro.

In una sola frase si riassume una narrazione intera, un portato enorme di implicazioni, di supposizioni, di contesti, d’interpretazioni. E allo stesso tempo si mette in scena uno scontro titanico, di civiltà, tra un mondo – per farla molto breve – di uomini e un mondo di funzioni. La faccia, il viso, il volto – cioè lo sguardo, perchè quando diciamo faccia intendiamo sguardo – si offre come deposito di valori etici e di correttezza giuridica: la frase kantiana “Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetz in mir” (il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me) si evolve allora in il tetto di una casa sopra di me e la legge morale sulla mia faccia.

[Gian Maria Volontè in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”]

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Posted in: Antropologie