N.eoemozioni

Posted on 27 settembre 2010

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Tu chiamale se vuoi, emozioni

Lucio Battisti

Ho sempre rifuggito le etichette come la peste. Sono sempre stato attento a non fare delle definizioni delle gabbie in cui rinchiudere la variabilità del reale. Pur affascinato dalla perfezione estetica dei sistemi teorici chiusi, non ho mai ceduto alla tentazione di confondere teoria e pratica. Ho faticato moltissimo a tradurre i concetti in comportamenti, e fatico ancora. Ma quando un mio amico poeta (dislessico e non scolarizzato, quindi di autentico genio), durante una chiacchierata tranquilla, si è fatto sfuggire en passant la considerazione che ormai viviamo in una società neoemozionale, ho visto la luce.

[Bisogna, à la Agamben, coniugare sempre poesia e filosofia. La prima si occupi della forma dei concetti, la seconda del loro contenuto]

Rientrato in me, ho cominciato a fare il lavoro che m’insegnarono un tempo a fare, la ricerca. E così facendo ho scoperto che l’aggettivo “neoemozionale”, e il relativo sostantivo “neoemozioni”, appartengono già al lessico di una certa psicanalisi. Di che si tratta? Ecco degli estratti da un buon articolo esplicativo (le sottolineature sono mie):

Le neoemozioni definiscono delle modalità emozionate, quindi inconsapevoli, che organizzano i rapporti interpersonali. La teoria delle neomozioni prevede che l’approccio emozionale alla realtà si fondi su dinamiche di possesso.

Il possesso è quindi il concetto fondante di una serie di dinamiche relazionali la cui peculiarità sta nel tentativo di includere l’altro nella propria sfera di potere, diminuendo così l’elemento che definisce l’esistenza stessa dell’altro: l’alterità. […]

Secondo la teoria delle neoemozioni le dinamiche di possesso si traducono nell’atteggiamento fondamentale della pretesa. Pretendere è la neoemozione fondamentale, e generalmente la prima strategia di possesso che viene messa in atto. Di fatto il pretendere si giustifica di per sé nella fantasia di possesso che genera l’atteggiamento di pretesa stesso. […]

Dal fallimento, parziale o totale, della pretesa tendono ad instaurarsi rapporti fondati sul controllo o sulla diffidenza. Ulteriormente, dal controllo derivano atteggiamenti di obbligo e provocazione mentre dalla diffidenza provengono atteggiamenti di preoccupazione e lamento.

Questo, in estrema sintesi. In concreto? Facciamo un esempio abbastanza facile e comune:

LEI: Tu non mi caghi!

LUI: Ma non è vero! Lavoro ti mantengo torno a casa e lavo stiro cucino ti ascolto ti scopo e non picchio i bambini!

LEI: Sì ma l’altra mattina non mi hai chiesto come stavo! (approccio neoemozionale alla relazione di coppia)

LUI: Amore ma l’altra mattina avevo 40° di febbre, la colite e le emorroidi!

LEI: E allora? Sei un insensibile e non mi ami! (indifferenza nei confronti dell’alterità). Ah, come vorrei che tu la smettessi di essere così egoista e ti dedicassi un p0′ di più a me… (pretesa) Per esempio, sono già due volte che vado dal parrucchiere e non dici niente sulla mia nuova acconciatura! Poi l’altro giorno ho messo un paio di calze nuove e nemmeno te ne sei accorto! Per non parlare del fatto che ogni volta che fai l’anatra all’arancia – appena due volte a settimana, poi – la cucini sempre con il burro e non con la margarina! Non hai alcuna attenzione alla mia linea! (forme di controllo)

LUI: Maa… amore… io…

LEI: Stai zitto! Io me ne sono accorta sai! Non mi guardi più come una volta, quando non esistevo che io per i tuoi occhi. Ho visto bene come squadravi con libidine quella donna al supermercato l’altro giorno e ti sei avvicinato a lei come un vero marpione! (diffidenza)

LUI: Ma se aveva almeno 80 anni! E stava solo cercando qualcuno che l’aiutasse a prendere il Fior di Pesto Buitoni, chè non c’arrivava sullo scaffale!

LEI: Bugiardo! Da oggi in poi la spesa la fai online e te le fai recapitare a casa! E basta burro! Solo margarina! (obbligo)

LUI: Con la margarina però i croissant che inforno la mattina alle 5 per te non avranno lo stesso sapore…

LEI: Ah cosa fai, provochi? E invece sai che ti dico? Che se mi ami davvero i croissant li vai a prendere a quel forno dall’altra parte della città, l’unico che li fa senza grassi! Altrimenti lo chiedo a Gino, chè lui sì che è un uomo attento! (provocazione)

Insomma, è chiaro, no?

Qual è allora l’interesse per la teoria delle neoemozioni? Che esse diventano uno strumento f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-e per capire come articolare la sfera relazionale con la libertà propria e altrui. Che detto così sembra proprio un tema importantissimo.

C’era infatti arrivato un noto studioso, qualche tempo fa, un esperto di sesso tantrico tra le altre cose, un certo Sting, quando diceva:

“If You Love Somebody Set Them Free”

If you need somebody, call my name
If you want someone, you can do the same
If you want to keep something precious
You got to lock it up and throw away the key
If you want to hold onto your possession
Don’t even think about me

If you love somebody, set them free

If it’s a mirror you want, just look into my eyes
Or a whipping boy, someone to despise
Or a prisoner in the dark
Tied up in chains you just can’t see
Or a beast in a gilded cage
That’s all some people ever want to be

If you love somebody, set them free

You can’t control an independent heart
Can’t tear the one you love apart
Forever conditioned to believe that we can’t live
We can’t live here and be happy with less
So many riches, so many souls
Everything we see we want to possess

If you need somebody, call my name
If you want someone, you can do the same
If you want to keep something precious
You got to lock it up and throw away the key
If you want to hold onto your possession
Don’t even think about me

If you love somebody, set them free

Anche se, ad essere precisi, un altro studioso, per di più italiano, aveva abbozzato una teoria del genere già negli anni Settanta:

Tuttavia abbiamo dovuto aspettare il 1989 per ottenere una formulazione adeguatamente articolata della teoria delle neomozioni, dalla quale io stesso ho tratto alcuni spunti per l’esempio sopra riportato:

Formulazione che, ancora oggi, è rimasta insuperata:

Morale? Procuratevi i soldi per la pelliccia…



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