R.esponsabilità

Posted on 23 agosto 2010

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Da un commento sollecitato a questo precedente mio post, mi è sorta la curiosità di risalire all’etimo della parola «responsabilità». Da una breve ricerca in rete, pare che esistano due versioni, la seconda delle quali io stesso avevo immaginato in base alle mie reminiscenze liceali.

A detta del dizionario etimologico esso origina dal prefisso re-, che starebbe per di nuovo, addietro, accennando così a qualcosa di lontano nel tempo che si ripete; e dal participio passato del verbo respondère, ossia rispondere; il suffisso –bilem, come al solito, indicherebbe la possibilità di agire, la fattibilità. Stando a questa versione, la responsabilità sarebbe allora «la possibilità di fornire una risposta». A loro volta il sostantivo «risposta» e il verbo relativo «rispondere» deriverebbero ancora dal prefisso re- e dal verbo spondére, vale a dire promettere, impegnare la parola. Per una normale proprietà transitiva otterremmo allora che la responsabilità consiste nella «possibilità di impegnare nuovamente la parola».

Seguendo questa pista, saremmo di conseguenza costretti ad immaginare che quella doppia apparizione del prefisso re-, che io ho tradotto con «nuovamente», ci voglia suggerire l’esistenza di un precedente: ho già una volta impegnato la mia parola e ora posso [sono in grado di] confermare nuovamente il mio impegno. Fermiamoci qui per un momento.

La seconda versione – che io presuntuosamente davo per scontata – non l’ho trovata su una fonte autorevole, dizionario o repertorio che fosse, ma l’ho vista citata più spesso. Essa vorrebbe che il termine «responsabilità» derivasse più semplicemente da res – la cosa, l’oggetto – e da ponderàre, letteralmente pesare, ponderare e quindi valutare, giudicare. Di conseguenza la responsabilità, grazie al suo suffisso indicante fattibilità, equivarrebbe alla «possibilità di ponderare una cosa, di valutarla». Sintetizzando al massimo, potremmo dire che la responsabilità combaci con la facoltà di giudizio.

Quale delle due interpretazioni sia corretta credo che sia una questione oziosa: perché se anche si stabilisse con certezza matematica l’origine e l’evoluzione di un significato, questa scoperta nulla ci direbbe sull’uso che se n’è fatto nel tempo e che se ne fa in questo momento, e men che mai ci priverebbe della possibilità di tradire il significato originale. Ogni traduzione, si sa, è un tradimento.

E’ molto più interessante, a mio giudizio, allargare gli spazi della significazione e provare a trovare un terreno d’intersezione per le due varianti. In realtà esse sono molto più vicine di quanto si possa pensare, nella misura in cui riuniscono sotto uno stesso cappello concettuale un momento epistemologico (le condizioni di possibilità del giudizio) e un momento etico (la promessa, l’acquisizione su di sé di un impegno). Così facendo, la responsabilità si svolgerebbe come un percorso – un percorso possibile, non automatico, non predeterminato – che dalla conoscenza di una cosa, attraverso la sua valutazione (per l’appunto, l’attribuzione di un valore) arriverebbe alla capacità di operare un scelta riguardo ad essa stessa.

E cosa ne è di quel precedente? Di quel patto che viene riconfermato? Di quell’impegno preso? Ancora: quale cosa si suppone che uno debba valutare?

Re- / Res. Una cosa lontana nel tempo. Addietro. Questi due prefissi sembrano additare lo stesso fantasma.

Esso è perso in un tempo im-memorabile, non recuperabile dalla/nella memoria, perché non c’è memoria dove non c’è conoscenza. Si ripropone solo quando si realizzano in noi le condizioni di giudizio. Come un antico patto di sangue, un’appartenenza sancita alla nascita, che chiede il suo tributo all’uomo adulto.

Si sentirebbe quasi puzza di Dio.

Se non fosse per quel salvifico suffisso:  –[a]bilità. Possibilità, non necessità. Quindi libertà.

La responsabilità è dunque la possibilità che l’uomo libero dà a se stesso – e di cui in qualsiasi momento può liberarsi, dovessero mutare le condizioni di tale possibilità – di apprendere per quali vie egli sia in grado di scegliersi un’appartenenza, e di rimanere ad essa fedele.

[Ambrogio Lorenzetti – Allegoria del Buon Governo, particolare]

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Posted in: Critiche