L.ibertà

Posted on 9 aprile 2010

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Intuizione:

L’unica libertà è quella di aver scelto.

Sta tutto lì, in quel verbo “scegliere”, che andrebbe coniugato all’infinito passato. Se rimane all’infinito presente esso è solo possibilità, limbo, indefinizione.

La libertà non è mai positiva, nel duplice significato: favorevole e “che pone”. La libertà vera è negativa, cioè è la libertà di non: di non essere, di non dire, di non fare.

La libertà si realizza dunque un istante dopo la scelta effettuata. E’ per questo irreversibile. Nasce nel momento in cui, non avendo alternative, essa muore. Questo scarto temporale la caratterizza come sincera, che vuol dire vera. Come Mounsier de La Palisse, che un quarto d’ora prima di morire, era ancora in vita.

Un esercizio di libertà è di conseguenza una pratica di giudizio, di selezione, di esclusione di opzioni, che trova la sua ragion d’essere solo a posteriori.

In questo senso libertà e necessità coincidono. Pensateci. Siamo alla follia. Quasi 3000 anni di pensiero occidentale risolti in una frase di 8 parole. Coniugare libertà con necessità significa coniugare l’Uomo con la Natura e con Dio. Identificarli. Boom.

Forse sono un cretino.

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