T.reni

Posted on 6 aprile 2010

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– Ma secondo te sono pronto?

– No.

– Neanche tu sei pronto, però!

– Già.

Il pregiudizio più diffuso intorno al passaggio dalla giovinezza all’età adulta risiede nella convinzione che esistano una serie di requisiti concretamente misurabili – come se si parlasse dell’altezza o del peso – in virtù dei quali quel passaggio possa o meno essere sancito. Hai un lavoro? Guadagni bene? Vivi da solo? Allora sei adulto, altrimenti no.

Questo passaggio, agli occhi rituali della società italiana (ma non solo) avviene in maniera definitiva e irreversibile quando si stabilisce una relazione di coppia sotto lo stesso tetto, sia o no sub specie matrimoni o more uxorio. “Stabilire” è la parola giusta: essa implica che l’età adulta, rappresentata dalla scelta di “accasarsi” in un modo o nell’altro, comporti l’agognato raggiungimento di una stabilità: emotiva, affettiva, lavorativa, residenziale. Per contro, la giovinezza sarebbe allora il periodo dell’irrequietezza, del vagare, dell’oscillare persino.

Ma questa rappresentazione collettiva è una falsa rappresentazione – come tutte le rappresentazioni, del resto. E il problema del passaggio, la questione della stabilità, la sanzione ufficiale e sociale di un rapporto amoroso sono solo zavorre alla vita. Il problema non esiste. Non si è mai pronti.

Ed è facile constatarlo.

Se fossimo pronti a dividere la nostra vita quotidiana, le nostre preoccupazioni e le nostre gioie, gli affanni e i piaceri, con un significant other, allora vivremmo in un telefilm americano, dove non esistono conflitti, non esistono pulsioni, non esistono interessi, ma solo l’appartenenza a un progetto comune che zittisce – ma non annulla – la nostra singola viscerale individualità.

La vita di coppia non è una corsa podistica, per la quale ci si prepara; non è la performance di una volta. E’ una performance costante, senza fine. Si può essere allenati, per rimanere in metafora: saper ascoltare, mostrare disponibilità, attenzione, cura; ci si può creare un armamentario di risorse da usare negli infiniti casi che la vita ci pone davanti. Ma non si potrà mai prevedere tutto, o controllare tutto. Nè si potranno mai conciliare in forma definitiva e stabile le pulsioni, i passi, le scelte, le visioni, gli interessi di due individui, seppur innamorati. Non ho ancora conosciuto non chi sia disposto ma chi sia capace di rinunciare a se stesso in nome dell’amore per un’altra persona.

Ecco perchè non si è mai pronti. Perchè non c’è nessuno starter che dà il via alla corsa, e mentre noi siamo lì che pensiamo di prepararci, la vita ci sta già correndo via tra le gambe, e le opportunità scappano come treni in corsa. Ci vuole colpo d’occhio, ma soprattutto coraggio per prenderli al volo, quei treni.

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Posted in: Disamori