T.raffico

Posted on 15 marzo 2010

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Come evitare lo spaesamento che nasce necessariamente in ogni istanza di comunicazione verbale? E’ semplice: evitando la comunicazione stessa.

Capiamoci: comunicare è una funzione utile dell’intelletto umano e serve a molte cose, ed è quindi importante che tale attività sia quanto più precisa possibile, soprattutto in quegli ambiti dove un cambiamento di segno o una virgola fuori posto potrebbero scatenare conflitti atomici. Ma la comunicazione in sè, come idea e come prassi, e soprattutto quella applicata alla vita quotidiana e ai fatti sentimentali, è un fardello che detesto.

Cosa succede quando due persone comunicano? Esse muovono, spostano, trasferiscono il senso delle parole: tra loro due, e tra le parole stesse. La comunicazione è un’attività di trasporto, come quella dei fattorini e dei camionisti. Il problema nasce nel momento in cui alla guida delle parole si mettono individui privi di patente e di esperienza, automobilisti della domenica, pirati della lingua – l’esito non può essere che traffico di significati, ingorghi di senso, incidenti sintattici e lessicali.

L’alternativa?

Imparare a volare.

PS: Ho acquistato tempo fa, ma non ho ancora letto, il pamphlet di Merio Perniola “Contro la comunicazione“. Probabilmente dice le stesse cose, sicuramente le dice meglio; ma non credo che l’autore debba confrontarsi quotidianamente con lo spaesamento che abita le mie giornate…


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Posted in: Antropologie