R.oba

Posted on 12 marzo 2010

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Un portacenere. Una tazzina da caffè con il marchio della torrefazione. Una tovaglia un po’ sdrucita. Un vecchio aspirapolvere. Un portasaponette. Le piastrelle sale e pepe. Le videocassette super 8. I souvenir delle vacanze. Le bomboniere. Le guide turistiche. La collezione di campioncini di profumi. Quella di ‘Alan Ford’. I maglioni a collo alto. Il set di valigie. Il borsello.

Si fermò un momento a riflettere. Doveva fare mente locale.

Del resto, non aveva particolarmente fretta, non aveva nessun appuntamento per quella giornata. Sentiva un leggero fresco, come un brivido che gli correva dalla punta dei piedi fin su ai capelli. La schiena era particolarmente rigida, e lo era sin dalla mattina.

Deve essere l’umidità” – disse tra sé e sé.

La bicicletta da corsa. La stilografica. L’orologio da taschino. I gemelli, quelli placcati in oro. Le foto della comunione. La medaglietta dell’Associazione Bocciofila. Il trapano. La chiave inglese. Il pigiama di flanella. Lo spazzolino da viaggio.

Cercava di non dimenticare nulla. Era un uomo preciso e ordinato e non gli andava di lasciare le cose a metà. Ma in quella posizione, anche se non stava scomodo, non si sentiva concentrato e non riusciva a dare un ordine ai suoi pensieri. La testa reclinata all’indietro, con le mani incrociate poco al di sopra dell’ombelico, sentiva un peso allo stomaco.

“I mocassini marroni. I reperti archeologici trovati a Pompei. La pipa e gli scovolini. La sciarpa di seta. La Olivetti. Il timbro con le iniziali e la ceralacca. La carta da lettere. La macchina fotografica. Il vestito del matrimonio.“.

Si fermò di colpo. Pensò al vestito del matrimonio, erano anni che diceva a sua moglie di ricucire quel bottone che si era staccato ed erano anni che sua moglie gli rispondeva la stessa cosa: “Ma tanto, quando te lo metti mai?“. Eppure non gli pareva una bella cosa che quel vestito, con tutto quanto ci aveva speso, non dovesse essere riposto nell’armadio nel migliore dei modi. Le cose, la roba, meritano rispetto, in fondo sono parte di noi.

Poi sentì che sotto le sue mani incrociate, all’altezza dello stomaco, mancava un bottone. Il vestito del matrimonio era l’unico che avesse questo difetto, gli altri no, perché li usava tutti i giorni per andare a lavorare ed era sicuro che fossero sempre ben curati, perfetti.

Credette di avere un sussulto. Poi si ricordò di essere morto.

Gliene avrebbe dette quattro a sua moglie, prima o poi.

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