D.achau

Posted on 5 marzo 2010

4


Il vento suggerisce che forse quelle quarantunomila anime sono rimaste impigliate tra gli alti rami secchi dei cipressi spogli d’inverno, e li agitano come mani che cercano un ultimo respiro. Qualcuna invece è rotolata lungo gli argini del fossato di neve, dove i corvi neri le beccano con insistenza. Una manciata, non più di un pugno di cenere, al di là del ruscello, si riposa nel fresco della brina, ai bordi dei cappelli delle ciminiere.

Il campo di concentramento (Konzentrationslager) di Dachau, alle porte di Monaco di Baviera, è stato aperto nel 1933, all’alba del regime nazista, in tempo di pace. Inizilmente fu inteso come un campo di lavoro e di rieducazione per dei precisi gruppi sociali:

  • Oppositori politici del regime
  • Asociali
  • Scansafatiche (“Arbeitsunwillig”, lettralmente “non desiderosi di lavorare”)
  • Omosessuali
  • Migranti
  • Prigionieri in custodia preventiva

Ebrei, Rom e prigionieri di guerra vennero dopo.

Guardando quella lista, la prima cosa che mi salta agli occhi e che mi fa correre un brivido lungo la nuca è una constatazione evidente.

In quanto cittadino italiano e in relazione al governo della mia nazione, io appartengo a quattro delle suddette categorie. Se esistessero ancora i campi di concentramento, non avrei rifugio.

La seconda constatazione scioglie il brivido alla nuca in un conato alla bocca dello stomaco.

Queste categorie sono, nell’Italia del tempo presente, le vittime di persecuzioni e discriminazioni. Basta poco per accorgersene; nell’ordine:

  • la demonizzazione degli oppositori politici, e di chiunque non aderisca alla linea ufficiale, da parte dell’attuale maggioranza di governo;
  • il ritorno nel linguaggio corrente del termine «disfattismo» e l’insistenza volgare sulla cosiddetta “cultura del fare”;
  • lo smantellamento progressivo e costante del welfare state e delle conquiste sindacali degli ultimi cento anni;
  • l’impennata di violenza nei confronti di omosessuali e lesbiche;
  • Rosarno? CPT? Legge sulla delazione? Può bastare?
  • la progressiva fascistizzazione delle forze dell’ordine, l’accanimento contro capri espiatori, lo sfascio del sistema carcerario.

E tutto ciò, stando solo alle cronache degli ultimi tempi.

Mentre cammino lungo il viale dei cipressi i fantasmi mi sono accanto e mi ricordano che ogni sasso che calpesto è ciò che resta di ciascuno di loro. Sul retro dell’ultima baracca mi affaccio alla finestra e li vedo, al di là del vetro, mestamente adagiarsi sulle panche di legno; al di qua, c’è il mio riflesso, parimenti etereo e mesto. Intrappolata in quel vetro c’è la lezione che la Storia non avrebbe voluto insegnare e che il Presente non ha saputo imparare. Un fantasma, anch’essa.



Advertisements
Posted in: Critiche