M.al di testa

Posted on 17 dicembre 2009

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Ero seduto sul cesso con gli spasmi al basso ventre e il cervello in frantumi: troppo whisky, mischiato poi con birra. Mantenevo la testa fra le mani, con i gomiti appoggiati sulle cosce e cercavo di dominare il dolore. Mi trovavo in un bagno in cui non ero mai stato prima, con le piastrelle verdognole e gli accessori di legno di noce. La porta del bagno era come quelle dei vecchi saloon del Far West. All’improvviso vedo spuntare, da sotto la porta, un piccolo cestino di vimini e sento una voce femminile dire “Prendi quello che ti serve”. Guardo nel cestino e c’erano confezioni di pillole d’ogni tipo. C’erano antistaminici, antipiretici, antinfiammatori, antiacidi, c’era la paracodina, il Tavor, il Prozac e le pasticche per la gola. Scavando trovo il Saridon, il mio vecchio Saridon, miscela perfetta di paracetamolo e caffeina.

“Ma chi diavolo me l’avrà passata questa roba?” – mi chiedo.

E mentre ancora sono lì a pensarci, una testa spunta sopra la porta dondolante e si sporge verso l’interno del bagno. Una testa di donna, anziana, con i capelli di un biondo cenere ben curati, ondulati. La vecchiaia non è stata clemente col suo volto, ma il suo sorriso è dolce e disponibile. Doveva essere stata una bella donna un tempo. Mi guarda e sorride. Io mi vergogno un po’ di farmi trovare in quello stato.

«Prendilo quel Saridon, se ti fa bene»

«Mmmhhh… si. Appena esco di qui…»

«Ti aspetto». E scompare.

* * * * *

Sono fuori, in una specie di chiostro, con in testa uno strano cappellino con la visiera inarcata. I pilastri e gli archi sono moderni, ricoperti di lastroni di marmo. Intorno, ci sono dei ragazzini che vanno in skateboard, lungo i corridoi di quel luogo. Li guardo e penso che sono dei ventenni rincoglioniti e fastidiosi. Mi soddisfo e accenno un sorriso pensando che presto prenderanno anche loro delle belle mazzate dalla vita. E’ solo questione di tempo.

Mentre cerco di capire dove sono, mi giro e ti vedo.

Mi guardi e sorridi. Hai un vestito leggero, con una fantasia di fiori, e un cardigan blu che copre le spalle. I capelli sono raccolti all’indietro, tenuti da un fermaglio; porti dei sandali neri e, stranamente, un forte rossetto rosso. Il contrasto con gli occhi celesti è evidente. Ma risalta il biancore dei denti.

«Come stai?»– mi chiedi.

«Un po’ meglio. Sai, è venuta ‘sta signora prima e m’ha…»

«Lo so» – m’interrompi.

«E come lo sai?»

«L’ho mandata io»

«Immagino che debba ringraziarti allora» – cerco di darmi un tono adulto, signorile.

«No. L’ho fatto perché ero in pensiero per te»

Sorrido di sbieco.

Ci sediamo uno accanto all’altro su un muretto, sotto un arco di quella specie di chiostro. Davanti a noi un prato ben falciato, dei fiori e un pozzo.

Poi mi prendi la mano e mi sento come un bambino. Mi guardo intorno, vedo i ragazzi sugli skateboards e mi ricordo di avere quasi trent’anni, mentre tu hai da poco superato i venti. Mi cullo in questo mistero, accarezzato da un raggio di sole pomeridiano.

«Smetterai di bere? Lo farai per me?» – mi dici, quasi tra i denti.

Comincio a ridere per la stupidità della richiesta. Come potrei mai smettere di bere?

Ma mi accorgo che mi guardi in modo strano, preoccupata e un po’ trasognata. E realizzo con qualche istante di ritardo la seconda parte della tua frase, che comincia a rimbalzarmi tra le pareti del cervello e l’intestino.

* * * * *

Mmmhhh… mmmrrr… uuuhhhmmm…

Conosco già la procedura. So sempre dov’è il Saridon. Mi alzo, zuppo di sudore, e aspetto che la mia testa si abitui al cambiamento di altitudine. Vado in bagno, scavo nel borsello dei medicinali, trovo la scatola e ne prendo uno. Barcollo verso la cucina. Sono le dieci e mezza e avrò dormito quattro o cinque ore.

“Cazzo, è finita l’acqua…”

Quella del rubinetto ha un sapore di merda, penso.

Poi vedo sul tavolo una bottiglia di Budvar, e noto che dentro ce n’è ancora un terzo, circa. Mi sorprendo e mi chiedo come mai non l’ho finita ieri sera a cena. Non ci penso due volte, la prendo, metto in bocca il Saridon, e do una veloce sorsata. Il Saridon ha un solo piccolo difetto: devi mandarlo giù subito, perché se comincia a sciogliersi in bocca ti lascia un sapore così acido che lo stomaco ti si rivolta ancora di più.

Torno a letto con la vene della fronte e delle tempie che mi pulsano. Ma tanto lo so che fra poco passa tutto. Il Saridon, il mio Saridon, vecchio amico fedele.

Mi riaddormento e mi dimentico di te.

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Posted in: Disamori