T.otem

Posted on 4 novembre 2009

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«Je hais les voyages et les explorateurs. Et voici que je m’apprête à raconter mes expédition»

«Odio i viaggi e gli esploratori. Ed ecco che mi accingo a raccontare le mie spedizioni». Che incipit. La follia di chi cerca di trovare un senso a ciò che appare non averlo è racchiusa tutta qui, in questa breve frase. Una frase che si chiude a cerchio: comincia con i viaggi – movimenti spesso involontari – e finisce con le spedizioni, che sono destinazioni verso cui ci si manda e ci si co-manda; dichiara inizialmente un odio che potrebbe costituire un ostacolo insormontabile ma lo supera e lo risolve con il gesto del racconto. Parte dalla difficoltà di muoversi verso l’ignoto e conclude con la narrazione del ritorno – o meglio, con il ritorno della narrazione. Non c’è alcuna contraddizione in tutto ciò, ma solo quell’irrefrenabile follia di Ulisse che caratterizza l’antropologo.

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Alle 17.30 circa di questo pomeriggio io e il mondo intero apprendiamo della scomparsa di Claude Lévi-Strauss, deceduto la notte tra sabato e domenica. Un’ora prima, nella sala delle Americhe del Quai Branly stavo guardando un totem e tentando di ricordare la definizione del medesimo contenuta ne “Il pensiero selvaggio”. All’uscita dalla collezione etnologica del museo mi reco alla libreria dello stesso in cerca del testo, sperando così di rinforzare la mia memoria; non lo trovo, ma sto un po’ a rigirarmi tra le mani un dvd di interviste al famoso antropologo valutandone l’acquisto. Alla fine lo lascio lì, pensando che prima di spendere 30 denari, avrei fatto bene a rovistare in rete. In metropolitana, sulla via di casa, mi assento fissando il pavimento e comincio a essere visitato da pensieri e visioni, tutti in fila allo sportello immaginario che risponde ad un’unica domanda: posso davvero capire qualcosa?

cls

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Posted in: Antropologie