Parlare del proprio tempo significa in buona misura raccontare un tempo di confine, una zona grigia della storia, una mutazione carica di nostalgie. E la nostalgia, lo si ricordi, è il dolore per una distanza: dunque si rivolge al passato come al futuro.
Ho avuto la malaugurata idea di leggere in sequenza Q e Altai. Dico malaugurata perché mi sono inconsapevolmente condannato a una forte oscillazione emotiva. Se Q era riuscito a strapparmi dal grigiore della quotidianità per proiettarmi in un’avventura utopica, Altai mi ha lasciato una sensazione di fastidio, dovuta naturalmente alle mie illegittime aspettative (in breve:… [Continua a leggere...]
luglio 12, 2010
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